Enemy 2009 - L'iniziativa - Il Volume - I Dvd
In collaborazione con Esiba Arte - Siracusa
Il percorso di Enemy è cominciato nel 2007, a Siracusa, e ha avuto quattro date pubbliche: Aspettando Enemy (agosto 2007), Enemy il rito (agosto 2008), Enemy Lavoro (settembre 2008), Enemy Percorsi di Allontanamento (aprile 2009). Questo è ciò che è stato, ciò di cui potrebbe esistere traccia nel ricordo di qualcuno.
Un libro, edito dalla Transeuropa Edizioni, raccoglie alcuni degli incontri avvenuti, delle storie raccontate, delle prospettive di pensiero proposte, piccoli grani di possibilità in forma di incontri che, pur non essendo stati realizzati, in quelle pagine trovano luogo per raccontare ciò che avrebbero potuto significare nel percorso compiuto dal 2007 ad oggi. Non solo quindi un catalogo di eventi ed appuntamenti, ma un respiro di qualcosa di più ampio, un piccolo puntello di sguardo piantato nell’immaginario di quanti vorranno farsi contaminare da questo spunto. Nel libro si possono trovare contributi di Ernesto Bazan, Franco Buffoni, Florinda Cambria, Vittorio Cotesta, Tommaso Di Dio, Armin Greder, Karim Metref, Roberto Toscano. È inoltre presente un saggio di René Girard su Le appartenenze.
Una mostra fotografica che gira l’Italia, è questo il secondo traguardo raggiunto. “Photographs by Iraqi Civilians” è una mostra realizzata per la Daylight Community Arts Foundation di New York da Fred Ritchin. Tutti i circoli aderenti alla Uicc potranno richiedere la mostra completa e pronta per l’istallazione.
Un percorso di immagini in movimento è il cuore di questo percorso. E altrimenti non poteva essere. Esiba Arte ha realizzato un cofanetto con 7 dvd per offrire ai Circoli Uicc la possibilità di moltiplicare gli sguardi riflessi su questa tematica. Cortometraggi, film e documentari - europei ma anche iracheni - per continuare a proporre un pensiero altro sul “nemico”, per continuare a sperare che pensiero su questo si generi.
Abbiamo ritenuto necessario, in questa fase della nostra storia, andare a (ri)analizzare quel sibilo in modo da depurarlo da tutti quei rumori che ne hanno reso a momenti indistinguibile la reale potenza. Il Mediterraneo, mare nostrum, oggi si candida, ed in questa scommessa la Sicilia non può che essere un attore consapevolmente protagonista, ad essere il moderno cantiere della costituzione di una cultura davvero internazionale di cooperazione ed operazione, anche economica e commerciale, basata sulle idee di integrazione ed interculturalità. Accettare passivamente di non vederne e non ascoltarne alcuni fondanti aspetti vuol dire consapevolmente mettere a tacere quelle energie istintive e naturali che muovono i rapporti tra persone e, di conseguenza, cominciare a costruire un castello su fondamenta di sabbia.
Sibilo di nemico oggi vuol dire un milione di persone uccise a colpi di machete nel genocidio in Ruanda, vuol dire la dissoluzione della Jugoslavia ed il massacro di Srebenica, vuol dire la riemersione della tortura e la violazione dei diritti umani a tutela dei prigionieri di guerra, vuol dire bambini senza infanzia tramutati in soldati, vuol dire terrorismo globale.
Tutto questo è tuttavia come ovattato da alcune dinamiche che ne rendono i contorni talmente sfumati da essere impercettibili agli occhi dei più. Il primo di questi meccanismi è sicuramente il falso economicismo marxista (oggi tanto in voga) secondo il quale ogni violenza collettiva e organizzata - quali che siano le motivazioni apparenti - rifletterebbe uno scontro di interessi concreti su poste in gioco di natura economica: ogni attacco racconta di una rendita e di un utile, ogni conflitto di un premio.
Il secondo meccanismo è quello pseudo-antropologico che vede nella “lotta tra culture” la chiave chiarificatrice di tutti gli scontri e le contrapposizioni. Il pensiero infatti non evolve e si blocca all’osservazione di come sia cambiato il vecchio paradigma della violenza basata non più sulla contrapposizione tra nord e sud ma tra est e ovest: il conflitto è etnico ed è espressione della contrapposizione tra il serbo ed il bosniaco di turno, tra l’hutu ed il tutsi, tra l’islamico ed il cristiano, tra una cultura ed un’altra.
Ulteriore meccanismo, che tuttavia agisce in maniera opposta, è quello del buonismo delle forme e dei programmi di relazione estera tra i vari stati. Il pensiero non può che andare alle questioni dei rapporti tra stati e tra stato e migranti formalmente sancite da una progettualità positiva e costruttiva ma, troppo spesso, espressione reale di un paradigma tutto comunitario di chiusura e barriera, indice e radice di una concezione dell’Europa come “fortezza chiusa” da difendere e tutelare.
Enemy ha quindi tentato di scardinare questo stato di pensiero anteponendo ai frastuoni riduzionisti l’ascolto dei sibili impercettibili che superano la posizione degli interessi e delle idee per approdare infine a quella delle passioni.
Il cuore di Enemy è stato per questo motivo, e non poteva essere altrimenti, la passione, unico innesco possibile che traduce in violenza la paura costante ed ossessiva.
Chiaramente poi la passione può anche diventare passione per gli interessi, passione per l’identità, passione per il potere di cambiare la storia, passione per l’esportazione di un concetto tutto occidentale di democrazia, passione per la difesa di una presunta libertà come concetto universale… l’importante è il punto di partenza: la passione senza la quale le idee restano inerti e non si traducono in azione.
Pace, guerra. Pace, guerra. Pace, guerra.
È infatti nella logica binaria di questa mostruosa dialettica tra rapporti di forza in regime di pace e rapporti di forza in regime di conflitto che questo percorso affonda le proprie radici.
Pace come declinazione di una forma di principio d’ordine che si legittima non nell’annullamento delle radici del disordine bensì nella interiorizzazione, nell’ordinamento delle forme, di instabilità e conflitto; guerra, non più discernibile tra interna ed esterna, come sistema globale ibrido nel quale urne elettorali e kalashnikov si trovano entrambi schierati a difesa delle forme socialmente strutturate di proprietà.
In questo sistema provare a fornire elementi di valutazione e ricostruzione di un ordine simbolico delle cose è davvero difficile e la riflessione costruttiva, ad esempio sulle forme di creazione di sistemi di pacificazione, non può che trovare la difficoltà di scindere l’idea dalla sua effettiva realizzazione; nelle sue forme attuali la realizzazione stessa è diventata un’idea debole.
Questo che presentiamo è un percorso che vorrebbe cominciare a porre le basi al sogno di costruzione di una mente collettiva capace di cogliere ed analizzare i problemi e di un muscolo collettivo capace di trasformare l’esistente.
Enemy ha cercato insomma di agire in controtendenza rispetto al sistema egemone di restituzione della verità a favore invece delle verità… spesso altre.
Info www.esiba.it |