Lettera protesta taglio Associazioni Nazionali
Perchè le Associazioni Nazionali di cultura cinematografica sono state brutalmente tagliate (ad anno finito) se il Fus stato reintegrato?
In data 8 settembre 2011, ad anno quasi finito e ad attività ampiamente svolte, apprendiamo con sconcerto e grande preoccupazione, che le 9 Associazioni Nazionali di Cultura Cinematografica, riconosciute come enti di promozione da uno specifico articolo della vigente legge sul cinema (art. 18), nonostante il reintegro del Fus alla medesima cifra del 2010, hanno subito un taglio, lineare, del 30%.
Sono 9 le Associazioni nazionali che coordinano l’attività di oltre 1.000 circoli del cinema su tutto il territorio italiano dagli anni Cinquanta ad oggi, che si occupano di formazione alla cultura cinematografica nelle scuole, che portano, attraverso rassegne, festival, pubblicazioni editoriali specializzate, corsi, seminari, incontri, il cinema (non commerciale, di nicchia, di retrospettiva, indipendente, italiano e spesso prodotto dallo Stato medesimo) anche e soprattutto dove non c’è nemmeno una sala cinematografica. Ci preme sottolineare che spesso sono proprio gli operatori sul territorio a togliere dalle strade, o magari dai quotidiani bivacchi sui muretti dei centri commerciali, gli adolescenti, portandoli davanti ad uno schermo e tentando di reindirizzare i contemporanei invalsi disvalori, perlopiù veicolati da mancanza di stimoli culturali e critici di qualsivoglia natura.
Già nel 2009, il misero stanziamento di 1 milione e 250 mila euro destinato all’articolo 18 era stato tagliato ad 1 milione, a causa della riduzione complessiva del Fus, ma il taglio, di ulteriori 300 mila euro in un anno in cui non avrebbero dovuto esserci tagli, pone tutti i lavoratori, i collaboratori e le stesse iniziative di promozione sul territorio in una condizione che definire “precaria” è persino un lusso.
A chi e dove è finito il reintegro del Fus? Noi, per nostro conto ed interesse, ci siamo peritati di realizzare un confronto analitico tra i contributi assegnati alla Promozione (artt. 18 e 19) nel 2010 e quelli assegnati nel 2011.
Ci chiediamo se sia legittimo operare un taglio di questa portata a settembre, ad iniziative già svolte. Gli affitti sono già stati pagati, i dipendenti anche, come si può rientrare nelle ridicole cifre stanziate e mantenere in piedi delle strutture che hanno, quasi alla fine dell’anno in corso, già speso, in massima parte, quel poco che è stato stanziato? Dove si trovano ora i soldi per portare avanti, come legge impone, le nostre attività? Con che soldi paghiamo le persone che hanno già lavorato per noi da gennaio ad oggi? Perché, inoltre, l’ex ministro ed il ministro attuale, nonostante le richieste di incontro non ci hanno mai nemmeno degnato di una risposta?
Stigmatizziamo inoltre, tre fatti abbastanza esemplificativi riguardanti l’operato degli enti preposti nei confronti di Associazioni che datano il loro riconoscimento, dell’allora Ministero del Turismo e dello Spettacolo, e la loro costante presenza e funzione legittimata da apposito articolo di legge, con decreto dell’8 giugno 1966:
1. Nel 2007 vennero ri-definiti, dall’allora Sottosegretario alla Cultura con Delega allo Spettacolo, dei ben chiari criteri in base ai quali i programmi svolti e da svolgere, da parte delle 9 Associazioni Nazionali, venivano riconosciuti come maggiormente degni di interesse da parte dello Stato, e quindi economicamente “premiati”. Tra i criteri di interesse vi era quello di portare il cinema in zone “disagiate”, ovvero dove non era presente alcuna offerta cinematografica; di promuovere prioritariamente cinema italiano ed europeo; di fare formazione cinematografica nelle scuole; di occuparsi, in maniera prevalente, dell’attività retrospettiva; di digitalizzare e mettere online pubblicazioni, cataloghi e quant’altro, onde ampliare il bacino di diffusione e di fruizione della cultura rispetto al cartaceo e abbattere i costi di stampa.
Ora, ci domandiamo perché, quelle percentuali relative ai programmi presentati, seguendo quanto indicatoci direttamente dallo Stato, dal 2009 ad oggi non hanno prodotto, specie in occasione dei tagli, nessuna minima variazione di merito all’interno delle quote riservate ai programmi (che costituiscono il 50% del contributo complessivo)? A noi sembra semplicemente evidente che tutto il lavoro svolto e documentato, tutto il materiale presentato in termini di relazioni, materiali a stampa e rassegna stampa, non viene di fatto tenuto nella minima considerazione ai fini dell’assegnazione dei contributi, tagliando seccamente ed unicamente in maniera “orizzontale” i contributi degli anni precedenti. Non sarebbe più semplice e più onesto, a questo punto, riunificare le due quote del contributo, senza costringere le Segreterie ormai senza soldi delle Associazioni Nazionali ad inutili lavori non tenuti nella minima considerazione, e ripartire l’esiguo contributo unicamente in base al numero e alla collocazione dei circoli aderenti (possibilmente ripristinando anche la trasparenza delle assegnazioni, tramite inoltro delle tabelle di riparto)? A che pro, infatti, fare tutto un lavoro (svolto naturalmente da persone che, per dignità e diritto, dovrebbero essere pagate) di rispetto di criteri in fase preventiva e di raccolta e consegna di faldoni di carta e documentazione comprovante l’attività, quando tutto ciò non viene tenuto in alcuna considerazione, e forse neanche letto?
2. Nei file con la delibera dei contributi alla promozione (http://www.cinema.beniculturali.it/direzionegenerale/47/rassegne-festival-e-altre-attivit%C3%A0-promozionali/ e www.cinema.beniculturali.it/direzionegenerale/48/associazioni-nazionali-cultura-cinematografica/) si trovano i contributi destinati alla promozione in Italia (art. 19). Quello che comunemente viene definito l’articolo “dei festival”. Ovvero gli stanziamenti vengono assegnati su iniziativa, e non su strutture riconosciute nella loro interezza. Ora, ci domandiamo, quale rilevanza nazionale può avere un festival che riceve uno stanziamento di 5.000, 8.000, 10.000 euro? A che pro, assegnare miriadi di microscopici contributi locali, con i quali, lasciatecelo dire avendone una pluriennale esperienza diretta, non si organizza neanche il noleggio copie per una piccola, ordinaria rassegna di provincia? Figuriamoci gli ospiti, le tipografie, i cataloghi, gli uffici stampa o l’organizzazione… Ci viene il sospetto che, dietro a questi inutili, microscopici contributi si profili, come sempre nel nostro Paese, l’ombra della clientela (di assai basso profilo, peraltro). Non sarebbe più logico e corretto lasciare che siano proprio le Associazioni Nazionali, riconosciute a tal uopo per legge, a sostenere e promuovere le piccole iniziative, ampiamente presenti tra i propri associati e quest’anno fortemente penalizzate?
3. Dall’altro lato, perché, ci si domanda, in un anno in cui le 9 realtà esistenti che si occupano continuativamente e capillarmente del territorio italiano, vengono messe in condizione di operare poco e male, si vedono crescere a dismisura, o addirittura nascere ex novo, alcuni (pochi) contributi, in alcuni casi destinati all’industria (vedi lo smisurato aumento di contributo destinato all’Anica, o quello a Confindustria, come da confronto 2010-2011 allegato)? O ai Dipartimenti dell’Università di Roma, che dovrebbero peraltro avere un proprio ministero di riferimento? O a iniziative, esageratamente premiate, in termini economici, da pochi anni a questa parte, che con la cultura cinematografica sembrano avere ben poco a che spartire, mostrando maggiore attenzione al divismo e al pettegolezzo piuttosto che all’approfondimento, all’analisi, all’accrescimento del senso critico del pubblico? Hanno più valore assoluto investimenti destinati alla visibilità “di facciata”, piuttosto che un serio e capillare lavoro quotidiano, che destina le ormai scarse risorse al territorio piuttosto che alla pubblicità?
Qualcuno, poi, ci dovrebbe anche spiegare perché, ulteriore beffa, considerato che la commissione che ci riguarda si è riunita ed ha deliberato il 3 agosto 2011, abbiamo dovuto aspettare un altro mese (di affitto, di stipendi e quant’altro, nonché di telefonate senza esito al Ministero) per venire ufficialmente a conoscenza del nostro tragico destino.
I lavoratori, i collaboratori e gli operatori culturali delle Associazioni Nazionali di Cultura Cinematografica
CINIT – Cineforum Italiani
CGS – Cinecircoli Giovanili Socio-culturali
FEDIC – Federazione Italiana dei Cineclub
FIC – Federazione Italiana Cineforum
FICC – Federazione Italiana Circoli del Cinema
UCCA – Unione Circoli Cinematografici Arci
UICC – Unione Italiana Circoli del Cinema
|